L'arte della cartapesta nacque in Cina intorno all'anno 100, per poi diffondersi il tutta l'Asia Minore intorno al 700 d.C., dopo che alcuni cinesi vennero portati a Samarcanda come prigionieri, ove insegnarono agli abitanti le tecniche di realizzazione delle opere in cartapesta. Molto probabilmente la cartapesta si diffuse in Salento grazie ai Saraceni, che per secoli imperversavano le coste e che si stanziarono sul territorio più volte. Non sappiamo quando fu diffusa, ma sappiamo che iniziò a fiorire nel 1600, per poi diffondersi a macchia d'olio intorno al 1700, soprattutto a Lecce. Grandi personaggi ne hanno fatto uso, come il celebre architetto Mauro Manieri, al quale si attribuisce la realizzazione in cartapesta del controsoffitto della Chiesa di Santa Chiara, a Lecce.
Da quel momento in poi l'arte della cartapesta si consolidò nelle arti leccesi, tanto da essere annoverata tra i prodotti tipici per eccellenza.
Oggi la cartapesta, dopo un periodo di crisi a cavallo tra gli anni novanta e duemila, fiorisce nelle botteghe salentine, a testimoniare una produzione che non può e non vuole scomparire, un'arte radicata nel territorio e che fa breccia tra i quieti e fantasiosi animi dei salentini. Difatti sono diversi i giovani che si avvicinano a questa nobile arte, e a volte le loro botteghe, sparse in tutto il territorio salentino, diventano una sorta di ritrovo culturale, di antro della creatività, di bottega di discussioni e lavoro, idee e progetti, mani sporche di colla e testa piena di pensieri. La cartapesta, in fondo, è tutto questo.
Ma cos'è la cartapesta? E' un'arte povera. Talmente povera che si serve di materiali poveri. Paglia, stracci, pasta di amido, colla e gesso sono i suoi elementi principali. La colla, poi, è del tutto naturale. La carta è davvero pestata. Si, perché la carta viene pestata a mano e fatta bollire, poi viene pressata e tolta l'acqua in eccesso, infine viene legata alla pasta di amido e ad una sostanza resinosa in modo da ottenere un composto che non sia né troppo liquido né troppo denso. Tutto a mano.
Con questo composto di materiali del tutto poveri gli artisti leccesi riescono a realizzare statue, anche a grandezza naturale, fiori, portafiori, vasi, centritavola, collane, orecchini, anelli, bracciali e tutto ciò che la fantasia può concepire. Si, perché la carta, bagnata con la colla naturale, assume le forme più disparate e quindi la forma del prodotto non ha confini, dipende dalla fantasia che l'artigiano ci mette per darle vita.
Oggi purtroppo molti pseudo-artigiani di cartapesta utilizzano colla vinilica e carta di giornale (quotidiani) per risparmiare, ma è facile riconoscere un'opera fatta in questo modo: basta toccarla e notare la consistenza, se l'oggetto si deforma o è molto "morbido" al tatto, allora non è cartapesta. I prodotti fatti in vera cartapesta sono resistenti quasi come il cemento...