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I produttori locali

 

CAPITOLI

I. Introduzione

II. Mesciu Ninu

III. Le putee, luogo di invenzione, lavoro e condivisione

 

Introduzione

La cultura artigianale è composta sia degli aspetti immateriali (tecniche, saperi, etc.) che degli aspetti materiali (strumenti da lavoro). Gli uni non avrebbero senso senza gli altri.

 

Così, per esempio, il suono della pizzica non avrebbe senso senza il tamburello, così come non esisterebbe il vino senza le opportune tecniche e i saperi che ruotano intorno alla sua produzione. Questi esempi, in apparenza banali, mettono però in luce il profondo legame esistente tra beni materiali e beni immateriali nella cultura popolare.

 

L'artigianato locale, in fondo, non è che questo: mettere in pratica una tecnica o un sapere (dunque un bene immateriale) e realizzare un prodotto tipico della propria cultura, del proprio territorio.

 

Ecco che in Salento abbiamo una mole vastissima di prodotti tipici, alcuni davvero unici e originali, come la famiglia delle capase: la capasa, lu capasune e lu capasieddhru, che ci ricordano un po' la composizione di una famiglia (la madre, il padre e il figlio), tre recipienti in terracotta utilizzati rispettivamente per la conservazione delle olive, del vino e dei fichi (detti, in dialetto, fiche) oppure come la limba, altro recipiente in terracotta che serviva per contenere l'acqua.

 

Ma prima di parlare dei prodotti facciamo un accenno sui produttori locali. 

 

Mesciu Ninu

 

Per capire ancor di più il profondo legame che intercorre tra la cultura materiale e quella immateriale, merita un breve accenno un grande artigiano, ricordato anche oggi.

 

tamb mesciu_ninu

Si tratta di Mesciu Ninu (maestro Giovanni) Sancesario, storico ed inimitabile costruttore di tamburelli, originario di Nociglia (Lecce) e scomparso il 02 agosto 2006.

 

Mesciu Ninu ha continuato a costruire tamburelli anche durante il periodo in cui nessuno li voleva fino a diventare, a poco a poco, il maestro di tutti coloro che si avvicinavano a quest'arte, i quali andavano appositamente nella sua bottega per imparare le tecniche di costruzione ed i segreti del mestiere.

 

Solo pochi portatori della tradizione hanno apprezzato da sempre il suo lavoro, come i celebri Ucci, Uccio Aloisi e Uccio Bandello, i quali gli hanno persino dedicato uno stornello nei loro canti, cantato tutt'oggi nelle ronde di pizzica:

 

Lu tamburieddhru miu è de Nucija / jat'a ci lu tuzza e ci lu pija

(Il mio tamburello viene da Nociglia / beato chi lo suona e lo piglia)

 

Nonostante sia scomparso nella quasi totale indifferenza delle istituzioni locali e di molti “appassionati” attuali, Mesciu Ninu ha lasciato un vero e proprio patrimonio materiale e immateriale, oggi portato avanti con tenacia dal figlio, anch'egli costruttore di tamburelli per hobby e per passione, una passione nata e sviluppata nella piccola bottega del padre.

Molti altri produttori locali hanno operato e operano tutt'ora nell'ombra, nella quasi generalizzata indifferenza di istituzioni, enti di promozione turistica, associazioni. Lavorano per portare avanti una tradizione, con la forza di chi non vuole che il proprio mestiere, fatto di conoscenze e saperi tramandati da generazioni, si perda nell'oblio di una memoria ormai sempre meno attenta alle proprie origini e sempre più distratta dalle mode passeggere.

 

Le putee, luogo di invenzione, lavoro e condivisione

Il lavoro dell'artigiano è un lavoro di fatica, di privazioni, è forse anche una sfida contro gli attuali sistemi produttivi in serie che mettono al centro il consumatore ma si dimenticano della persona.

E' il prodotto che deve basarsi sulle esigenze della persona, non il contrario.

L'artigiano di una volta realizzava un prodotto per una certa persona, e così lo adattava alle sue esigenze, lo realizzava in modo da soddisfare il cliente, che il più delle volte era amico, compare, parente, ma anche un semplice conoscente che per il solo fatto di essere entrato nella sua bottega diventava il centro del suo lavoro, l'obiettivo della sua produzione di qualità. Oggi, invece, il prodotto in serie è anonimo, spersonalizzato, e spesso non ci soddisfa. Sarà forse questa continua insoddisfazione una delle cause del consumismo. Ma il consumismo è sia causa che conseguenza della spersonalizzazione dei prodotti, se pensiamo che siamo sempre alla ricerca del prodotto che fa per noi e ci sentiamo insoddisfatti quando magari ne compriamo uno e scopriamo che non è quello che cerchiamo.

Ecco che la cultura contadina, oggi sopravvissuta nelle piccole ed umili botteghe artigiane, si concretizza nei suoi prodotti, ma non solo. Si concretizza anche nel dialogo tra l'artigiano e il suo cliente.

mestieri scarparuLe piccole e caratteristiche botteghe dove lavorano gli artigiani, le cosiddette putee, rappresentano il luogo dell'essenza della cultura contadina: c'è lo stretto necessario per lavorare. Ogni arnese, ogni strumento da lavoro, ogni materiale ha un nome e una specifica funzione. Alcuni sono realizzati appositamente dall'artigiano, perché oggi non si trovano in commercio. C'è un rapporto strettissimo tra l'artigiano e gli strumenti del suo lavoro, un rapporto familiare, tanto che la bottega è anche un po' casa, luogo d'incontro, di discussione, una sorta di agorà dove – tra un lavoro e l'altro – s'intessono discorsi, ci si conosce, si apprende e si insegna. Proprio come le putee di una volta.

Se provate ad entrare in una di queste botteghe non solo vi troverete a respirare l'aria di una volta, rendendovi conto che lì dentro il tempo sembra essersi fermato, ma vi troverete quasi sicuramente ad intessere una piacevole discussione con l'artigiano, il quale sarà ben lieto di lasciare la propria occupazione per parlare con voi. E quasi sicuramente vi porterà a fare un giro per la propria bottega, mostrandovi i suoi lavori e gli arnesi con i quali li realizza. E sarà felice di ricevere i vostri complimenti. 

Gli artigiani hanno condiviso, imparato, perfezionato, sviluppato, nel corso dei millenni, con i popoli più disparati, la propria arte, le proprie conoscenze, consapevoli che l'arte non è una scatola chiusa, ma un concetto che si evolve, che si radica nella propria terra ma cresce, per giungere nei posti più lontani, dove prende nuova linfa, nuova vitalità. La condivisione, per gli artigiani, è l'essenza del proprio lavoro.

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