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I canti salentini

Non è vero che una volta si cantava e ballava la pizzica-pizzica ogni sera, come oggi. Anzi, spesso la gente si ritrovava, d'estate, seduta davanti casa, a parlare del più e del meno e, magari, con sottofondo i suoni della natura, s'iniziava un canto.

La maggior parte dei canti erano alla stisa.

 

Che significa alla stisa? Il canto alla stisa è un canto ad una sola voce o a più voci, senza l'uso degli strumenti musicali.
Questo particolare modo di eseguire il canto, molto diverso dai classici canoni di bellezza vocale, è tipico della cultura contadina ed è un modo di cantare assolutamente unico, in cui la voce "gira" intorno alla nota e cerca appositamente un'intonatura che, secondo gli attuali canoni di bellezza musicale, appare una stonatura.

 


I canti a para uce 

 

Una diversa e più complessa esecuzione del canto alla stisa è il canto a para uce.

Si chiama così perché viene eseguito a voci unite.

In passato, nella civiltà contadina, non era inusuale che qualcuno uscisse con l'esortazione 'ncigna ca te sicutamu (inizia e noi ti seguiamo), dando così lo spunto per l'avvio del canto. Ed iniziava la voce principale. Poi, piano piano, si aggiungevano le altre voci: la seconda voce, la controvoce, i bassi.

In questo tipo di canto le analogie con il canto delle cicale sono molte, sia nella melodia che nella ritmica.

Nel canto a para uce (come, d'altronde, in tutti i canti alla stisa) le voci non si ponevano in coro, anzi, l'obiettivo era quello di mantenere toni distinti e di far emergere, nel coro, ogni singola voce.

Un ascolto di uno dei canti a para uce vi farà comprendere meglio l'unicità di questo tipo di esecuzione canora.

 


 

Gli altri canti della tradizione salentina

 

Altri canti tipici erano le nenie funebri, molto utilizzate, in passato, per onorare i defunti, i canti di natale, spesso suonati con l'uso della sola zampogna e della cupa-cupa; di lavoro, di sdegno e di protesta; quelli dei carrettieri, quelli d'amore; le stornellate, ecc.

Tutti questi canti rappresentano un ricco repertorio della cultura musicale popolare che, di per sé, coinvolge le vicende umane più disparate e che accompagnava i nostri avi per tutto l'arco della propria vita.

Una volta si cantava per alleviare la fatica del lavoro, per esorcizzare la propria condizione di poveri, per sopportare la fatica. E' questa la forza della civiltà contadina: non abbattersi e affrontare le avverse condizioni socio-economiche cantando, esprimendo con la musica il disagio, il disappunto, ma anche la gioia dello stare insieme. La dimensione dello stare insieme è al tempo stesso motrice della cultura contadina e capacità d'inventiva del canto.

Il canto, poi, giungeva prima alle orecchie di chi ascoltava, soprattutto se usato per informare, denunciare, creare coscienza politica.

Effettuare una catalogazione dei canti popolari è sempre un'operazione delicata, passibile di critiche. Tuttavia, a grandi linee, sono queste le categorie principali dei canti salentini:

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