La pizzica-pizzica è un ballo di coppia in cui i ballerini non si toccano mai. Questa è la prima particolarità, in quanto non si ritrova in molti balli tradizionali del Sud Italia.
Si balla una coppia per volta, solitamente ma non necessariamente all'interno di un cerchio di suonatori chiamato ronda, in cui occorre molto spazio, ciò per favorirne l'esecuzione, poiché la coreografia del ballo della pizzica necessita di uno spazio adeguato.
In passato si poteva assistere sostanzialmente a due situazioni:
1) la donna iniziava a ballare e invitava l'uomo ad unirsi a lei nel ballo, poi, quando decideva lei, chiamava un altro ballerino, a suo piacere; secondo una regola non scritta l'invitato non poteva sottrarsi al ballo.
2) una coppia ballava nella ronda e quando un'altra coppia era pronta a ballare, chiamava il cambio. Questa seconda modalità è sopravvissuta fino ad oggi.
Non è però sopravvissuto il ballo tra uomini. Oggi, se è possibile vedere due donne ballare, è pressoché impossibile vedere due uomini ballare insieme, ciò perché è quasi del tutto unanime l'idea (tendenzialmente sbagliata) della pizzica come ballo di corteggiamento, mentre in passato questa era considerata un semplice ballo di divertimento, utile anche per corteggiare, certo, ma sostanzialmente di divertimento, per cui si poteva assistere al ballo tra due uomini, magari contendenti della stessa donna, o al ballo tra padre e figlio o figlia, tra parenti, amici, etc.
Coreografia
Durante il ballo le movenze della donna erano alquanto pudiche. Si limitava a tenere con le mani i lembi della gonna per facilitare il movimento e non inciampare, poiché ne aveva addosso più di una. Le braccia non arrivavano mai a superare l'altezza delle ascelle e i movimenti erano tutto sommato pacati. Tuttavia poteva accadere che le donne più smaliziate ballassero in modo più deciso, ponendosi anche come “conquistatrici” nei confronti dell'uomo, ma generalmente la donna aveva un ruolo meno esibitorio rispetto all'uomo.
L'uomo ballava con le braccia più alte rispetto alla donna, e in modo da “dominare” la scena del ballo, molto frequenti erano i battiti di mani tra le gambe e la posizione delle braccia a riposo sui fianchi o dietro la schiena.
Raramente accadeva che la donna o l'uomo eseguissero dei volteggi o la rotazione del corpo su se stesso, continui e frequenti (le cosiddette “giravolte”), cosa invece molto frequente oggi, ciò perché la pizzica-pizzica non era un ballo individuale, in cui l'esecutore doveva “mostrarsi”, ma un ballo in due, in cui un ruolo era funzionale all'altro.
Per quanto riguarda il fazzoletto, va sfatato un mito. Il fazzoletto è un elemento simbolico del ballo molto utilizzato dalle donne come oggetto di conquista da trattenere o da dare all'uomo a seconda del tipo di rapporto tra i due, della volontà di farsi corteggiare o di lanciare qualche messaggio. Ma sono pochi gli anziani che ricordano l'uso di questo elemento durante il ballo. Insomma, almeno fino a 50 anni fa il fazzoletto non era un elemento tipico del ballo ed era utilizzato di rado. Le poche testimonianze sopravvissute sull'uso del fazzoletto nel ballo della pizzica hanno permesso ai contemporanei di accostare il suo simbolismo a quello tutto ottocentesco del fazzoletto (o del cappello) come scusa, da parte delle donne, per lanciare segnali all'uomo sulla sua predisposizione ad essere corteggiata.
Dunque il fazzoletto è sicuramente un elemento tradizionale, anche se quasi accessorio, e il suo uso non è legato per forza alla conquista amorosa (né tantomeno sessuale).
Solitamente la prima fase del ballo consisteva in un giro intorno alla ronda, in senso orario da parte di un ballerino e antiorario da parte dell'altro. Ciò stava a simboleggiare la delimitazione del perimetro di ballo e, al contempo, una rincorsa senza fine, come se la donna sfuggisse all'uomo, conscia del fatto che il giro contrario non avrebbe mai permesso all'uomo di prenderla alle spalle, di sorpresa. A volte il ballo iniziava con un giro su se stessi, tenendosi per mano. I due ballerini, in altre parole, eseguivano una rotazione in un cerchio immaginario più piccolo, tenendo un contatto con le mani, ma ciò avveniva solo se i due erano in un rapporto tale da poterlo fare (marito e moglie, padre e figlia, etc.), dopodiché iniziava la seconda fase, che poteva consistere nel ballo frontale, con passi ravvicinati e pressoché saltellati, come a simboleggiare lo schiacchiamento della taranta, il ragno simbolico che ha dato in qualche modo origine al ballo, tanto che il passo saltellato avveniva sempre in avanti, quasi mai all'indietro. L'uomo, dilettandosi in virtuosismi, poteva compiere dei passi incrociati all'indietro, come in una sorta di dimostrazione di equilibrio e grazia nel ballo, mentre la donna quasi sempre si teneva in una posizione ferma, effettuando piccoli passi saltellati e tenendo le mani sopra la gonna, dunque con le ascelle ben abbassate, e facendo in modo di non entrare nello spazio di manovra dell'uomo e di tenersi ben distante dalle sue “incursioni”.
Difatti se nel ballo l'uomo aveva intenzione di avvicinarsi alla donna per poterla corteggiare, provava ad inseguirla da un lato, avvicinandosi sempre più e cercando un qualche contatto, provando, per esempio, a toccarle i fianchi, ma la donna, se proprio non voleva saperne, prontamente fuggiva dall'altro lato; l'uomo poteva a questo punto tornare sui suoi passi oppure provare una nuova incursione, difatti il “furbo”, prevedendo le mosse della donna, poteva fare un passo saltellato all'indietro, un volteggio e, di conseguenza, si trovava di fronte alla donna, come a bloccare una sua possibile fuga.
Questo continuo rincorrersi è decisamente tanto suggestivo e bello a vedersi da essere sopravvissuto fino ai giorni nostri, tanto che pian piano si è iniziato a parlare di ballo di corteggiamento o, per dirla con le parole di Giorgio di Lecce, di pizzica de core. Ma, abbiamo visto, la pizzica-pizzica veniva considerata né più e né meno come un ballo di divertimento, e sappiamo tutti che ognuno di noi interpreta il ballo in tanti e diversi modi: c'è chi, per esempio, va in discoteca per “abbordare” e chi solo semplicemente per ballare. In passato accadeva pressappoco la stessa cosa: nelle aje (spiazzi presenti nelle tipiche masserie salentine) o nelle piazze o ancora nelle case, in quei pochi momenti di festa che segnavano le ricorrenze più importanti della stagione (fine raccolta olive, fine vendemmia, ecc.) o del calendario liturgico (Santo patrono, Pasqua, ecc.), la gente si trovava a ballare con le intenzioni più disparate. E per un uomo in cerca di fidanzata, quale migliore occasione per avvicinare una donna altrimenti inavvicinabile?
Il ballo si concludeva in due modi: o l'uomo abbandonava, a favore di un altro, oppure entrambi i ballerini abbandonavano la ronda, per permettere ad un'altra coppia di entrarvi.
A voi una recente esibizione di due esecutori tradizionali della pizzica-pizzica: