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le nenie funebri

In Salento, come in tutto il Sud Italia, il rispetto per i defunti è impressionante. E vi sono dei riti che ancora oggi vengono rispettati. Come quello di tenere il morto in casa almeno un giorno e di lasciarlo solo di notte, affinché gli Angeli, le anime dei parenti, dei conoscenti, degli amici, possano fargli visita indisturbati. E guai ad entrare di notte nella stanza dove riposa il defunto. Sarà per questo motivo che gli specchi vengono coperti. Specchi, vetrate, tutto ciò che riflette un'immagine.

Fino al 1600 c'era l'usanza, in Salento, di porre in bocca al defunto una moneta. Un'usanza poi sradicata dalla Chiesa, ma di cui ancor oggi si conserva qualche traccia sporadica. Evidente è il richiamo ai costumi della Grecia antica, ove la moneta era il prezzo da pagare a Caronte per la traversata del defunto nell'ade.

Di seguito una delle tante nenie funebri che si cantavano durante la veglia al defunto:

 

me manda dicendu fijama

cu ne mandu na mutata

ca quiddhra ci ni misera

l'ave strutta pi la strata.

Me manda dicendu fijama

cu ne mandu na camisa

ca quiddhra ci ni misera

l'ha squajata comu la cira.

Mi manda a dire mia figlia / di mandargli un cambio / che i vestiti che gli hanno messo / si sono consumati per la strada. / Mi manda a dire mia figlia / di mandarle una camicia / che quella che aveva / si è sciolta come la cera.

 

Il lamento della madre per la perdita della figlia. Niente di più struggente.

La frase me manda dicendu fijama è importantissima nella cultura popolare salentina. Perché tra il regno dei vivi e quello dei morti vi è un legame forte dettato dal sogno. Il sogno rappresenta, nell'immaginario collettivo, un ponte tra il familiare scomparso ed i vivi. 

E chissà, sarà suggestione o mera superstizione, ma quando qualcuno dice di aver sognato un defunto che accarezza il vivo, che lo coccola, che gli presta attenzioni, poco dopo muore. Superstizione o suggestione. Forse. Però ciò che conta è che la cultura contadina presta grande attenzione a particolari a cui oggi noi non attribuiamo importanza.

 

Questa rarissima testimonianza di nenia funebre fu registrata da Alan Lomax nella sua visita in Salento nel 1954-55.

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