
Negli anni '90 in Salento erano già diversi i gruppi di riproposta, tanto che si iniziò persino a parlare di festival, e non mancò molto prima che un gruppo di intellettuali, politici e appassionati mise in piedi il festival la Notte della Taranta, iniziato nel 1998 con il chiaro intento di diffondere la musica popolare salentina e proporre un dialogo tra la musica tradizionale e le espressioni musicali “altre”, siano esse moderne o tradizionali.
La Notte della Taranta iniziò, come quasi tutti i festival di nuova costituzione, in sordina, tanto che nelle prime edizioni i partecipanti erano nell'ordine delle migliaia di persone e il festival si svolgeva in un clima da sagra paesana. Tuttavia un'audace quanto efficace politica di marketing del territorio, unita al contributo dei mass media locali e, si dice, ad un finanziamento cospicuo della manifestazione da parte delle istituzioni pubbliche e private, portò il festival a superare le sue aspettative, trovando un riscontro di pubblico sempre maggiore. Il "punto di forza" della manifestazione fu successivamente legato alla partecipazione di grandi nomi della musica nazionale ed internazionale, tra cui si ricorda Stewart Copeland (prima ospite e poi maestro concertatore), Daniele Sepe, Francesco De Gregori, Piero Pelù, Giovanna Marini, Caparezza e tanti tanti altri ospiti di fama nazionale ed internazionale. Insomma, tutta una serie di fattori portarono il concertone a diventare un vero e proprio punto di riferimento della musica popolare, richiamando, negli ultimi anni, più di centomila persone.
Ma l'opera di promozione del territorio, slegata da interventi di tutela della cultura popolare, ha provocato una certa confusione tra i turisti e tra gli stessi salentini in ordine ad alcuni concetti e istituti culturali che piano piano stanno scomparendo nell'indifferenza generale, questo perché il concertone non è mai stato affiancato da una serie di approfondimenti che invece servirebbero a consolidare un fenomeno che oggi è solo una moda.
Ecco che la taranta come genere musicale, la pizzica passata a neo-pizzica, il tarantismo divenuto neo-tarantismo e la pizzica-scherma trasformata in danza delle spade sono storture concettuali e linguistiche mai corrette da chi ha abbondantemente e continuamente promosso la musica popolare salentina. Peggio, molti canti tradizionali sono scomparsi o stanno scomparendo (i canti alla stisa, i canti a para uce, i canti di protesta, etc.) e i tanti gruppi di riproposta oggi presenti in Salento prendono come punto di riferimento la Notte della Taranta ed i suoi arrangiamenti, quasi credendo che la musica popolare contaminata proposta sul palco di Melpignano fosse la vera musica tradizionale.
Altri gruppi, invece, seguendo l'onda del successo dei ritmi della pizzica-pizzica, propongono un proprio repertorio totalmente incentrato su di essa, scordandosi (o non sapendo...) la mole sterminata di bellissimi canti avulsi dal ritmo terzinato, molto più rappresentativi del territorio e delle sue memorie.
Ciò è dovuto, certamente, ad una scarsa informazione che coinvolge numerosi gruppi di riproposta, ma anche ad una quasi del tutto inesistente opera di tutela della cultura popolare che spetterebbe, di regola, alla classe politica locale, regionale ed infine (ma solo infine) nazionale, oltre che, ovviamente, a chi propone la musica popolare, che dovrebbe conoscere e spiegare i canti anziché urlare dal palco chi non alza le mani non tromba domani (succede anche questo...).