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I megaliti: Dolmen, Menhir, Specchie, Bethel e pietre lavorate

CAPITOLI

I. Intro - II. Dolmen - III. Menhir - IV. Specchie - V. Bethel - VI. Bosco dei Fanciulli e delle Ninfe


 

Intro

Megalite, dal greco, vuol dire grande pietraSe venite a visitare il Salento e vi soffermate a guardare la sua terra potete vedere un numero impressionante di pietre. Il terreno salentino, per definizione, è un terreno sassoso. Pietre di ogni specie e misura compongono in qualche modo il paesaggio rurale. Le pietre raccontano storie e leggende, tutt'oggi dense di mistero e di teorie anche fantasiose sulla loro collocazione.

I Dolmen e i Menhir non sorgono in tutta Italia, si ritrovano solo in pochissime zone.

E in Puglia? In Puglia la maggior parte di loro si concentra nel centro-sud Salento, come potete vedere dalla mappa.

mappa megaliti salento


 

Dolmen

dolmenstabile

I. Cosa sono i Dolmen - II. Origine dei Dolmen - III. Quanti Dolmen ci sono in Salento - IV. A cosa servivano i Dolmen - V. Chi ha costruito i Dolmen - VI. Come sono stati costruiti i Dolmen


 

Cosa sono i Dolmen

I Dolmen sono grandi costruzioni composte da un pesante lastrone di pietra lavorata, appoggiato orizzontalmente su pietre lavorate, infitte verticalmente nel terreno, tutte della stessa qualità.

La parola Dolmen deriva dall'antico bretone tol o tuol (tavola) e men (pietra lavorata).


 

Origine dei Dolmen

L'origine è fatta risalire al neolitico, ma alcuni studiosi sostengono che i Dolmen siano stati costruiti circa 10.000 - 15.000 anni fa (paleolitico medio).


 

Quanti Dolmen ci sono in Salento 

Secondo i dati ufficiali, in Salento ci sono 23 Dolmen, ma in realtà ne sono rimasti circa 30 (una volta molti di più, poi perduti a causa dell'incuria e del vandalismo). Alcuni si trovano in case private, altri sperduti nelle campagne e ancora non ufficialmente riconosciuti come "Dolmen". Si trovano nella zona di MaglieMelendugnoCalimera, Vaste, Minervino, Giurdignano, Zollino, Salve e nella marina di Pescoluse.


 

A cosa servivano i Dolmen

La loro funzione è ancora oggi oggetto di studi. Secondo alcuni studiosi sono monumenti funebri (in un Dolmen di Salve sono stati rinvenuti frammenti di ossidana, pezzi di ceramica e ossa umane), secondo altri erano usati per i sacrifici. Tale ipotesi sembra confermata dalla presenza di canaletti scavati sulla superficie di alcuni Dolmen, che presumibilmente servirono per lo scolo del sangue dell'animale che veniva sacrificato agli dei. Altra teoria vuole i Dolmen come strutture di matrice religiosa, una sorta di templi, di antiche chiese, luoghi di ritrovo della comunità intorno ai quali svolgere le pratiche religiose.

Però la teoria più affascinante vede i dolmen come delle strutture di connessione tra la terra e le costellazioni, una sorta di gigantesca traccia, disseminata su tutto il globo, per registrare movimenti, tempi e fasi astrali e stabilire, così, i cicli più favorevoli per le attività umane.

Difatti il loro posizionamento segue un orientamento tale che gli spostamenti del Sole potessero essere seguiti passo passo, come se l’energia solare dovesse essere captata e catalizzata. Ma anche per scandire il tempo, per segnare i solstizi e gli equinozi. Dunque sono stati costruiti secondo un criterio astronomico.

E' stato fatto notare che l'entrata del dolmen è sempre posta ad est.

Gli antichi sostenevano che est è il punto cardinale più importante poiché da lì sorge il sole. Del resto è risaputo che anche la posizione delle piramidi egizie segue in qualche modo il sorgere del sole, difatti le piramidi di Giza sono posizionate in modo tale che la Sfinge sia colpita dal sole nascente. Inoltre sono perfettamente correlate alla costellazione della Cintura di Orione. Non sappiamo se sia un caso o meno, tuttavia è curioso notare questa somiglianza soprattutto alla luce del fatto che le piramidi sono state costruite successivamente ai dolmen, dunque è lecito pensare che gli egizi abbiano in qualche modo preso spunto dall'archeastronomia dei costruttori dei dolmen.

Infine è da notare che i dolmen formano delle strutture orientate verso le stelle e i moti del sole e della luna.

Queste sono solo teorie, tuttavia se i costruttori del Dolmen avessero davvero voluto usarli come camere funerarie, di certo non avrebbero usato pietre pesanti e scomode da collocare, tutte della stessa specie; tutt'al più avrebbero usato pietre trovate lì per lì e le avrebbero ammassate, non curandosi, poi, di posizionare l'ingresso ad Est. Inoltre questa ricostruzione cozza con il fatto per cui i Dolmen si trovano solo in determinati luoghi del globo. Se davvero erano camere funerarie, come mai sono stati costruiti solo in alcuni punti del pianeta?


  

Chi ha costruito i Dolmen

Ci sono diverse teorie in merito.

Secondo alcuni a costruire i Dolmen sono stati gli Egizi, i quali hanno poi sviluppato le tecniche di costruzione con grossi blocchi di pietra, arrivando a costruire le piramidi. 

Ma questa teoria non convince appieno, anche perché se è vero che i Dolmen erano collocati in modo da seguire una precisa traiettoria solare e astronomica come per le piramidi, è anche vero che strutturalmente le due costruzioni sono molto diverse.

Altri sostengono che i dolmen siano costruzioni realizzate da extraterrestri, che avevano conoscenze e strumentazioni più sofisticate dei poveri cavernicoli terrestri.

Un'altra teoria che trova riscontro in leggende celtiche, fa risalire la costruzione dei dolmen all'antico popolo dei Túatha Dé Danann, ossia il popolo di Atlantide, la misteriosa civiltà scomparsa. Infatti è curioso osservare come i Dolmen siano massicciamente presenti in determinati territori, casualmente coincidenti con i territori di passaggio del mitologico popolo di Atlantide. Difatti la presenza dei dolmen si registra in Irlanda, Inghilterra (famoso è il complesso di Stonehenge), Francia, Spagna, Portogallo e in Italia, ma solo in Sardegna, Sicilia e Puglia, con una forte presenza nel Salento.

Secondo le leggende irlandesi i Túatha Dé Danann erano un popolo preistorico che viveva in Irlanda molto prima dei Celti. Si dice che dopo aspre battaglie interne si rifugiarono nelle lontane isole boreali da dove, molto tempo dopo, fecero ritorno, stabilendosi dapprima in Scandinavia e successivamente tornando in patria. Governarono l'Irlanda finché non giunse il popolo celtico, proveniente dalla Spagna, che li sconfisse e li costrinse a vivere sottoterra, dove le leggende raccontano che divennero esseri immortali e dai grandi poteri magici.

Si dice che nel loro girovagare, abbiano visitato mezzo mondo e ad ogni loro passaggio abbiano lasciato come testimonianza dei grossi blocchi di pietra, i Dolmen.

Per costruirli usavano solo la propria forza fisica, difatti si dice che fossero dei giganti dalla forza sovrumana, in grado di spostare agevolmente anche grossi blocchi di pietra; poi, ancora secondo le leggende, si radunavano in comunità nei pressi dei loro Dolmen.

Un'ultima teoria, non accreditata ma interessante, vuole che i Dolmen siano stati costruiti molto semplicemente dagli stessi autoctoni, i quali erano in grado di utilizzare le energie vibrazionali per spostare pietre pesanti ed ingombranti come quelle dei Dolmen.


  

Come sono stati costruiti i Dolmen

I blocchi di pietra dei Dolmen sono giganteschi, pesantissimi, stimati intorno alle 100 tonnellate e più. Come hanno fatto gli antichi a posizionarli in tal modo? 

Secondo alcune ricostruzioni, si utilizzava la stessa tecnica usata per le piramidi, ossia mediante l'uso di numerosa manodopera e di leve per sollevare le pietre.

Secondo un'altra teoria, non accreditata, i Dolmen avevano funzioni “magiche” e la loro costruzione seguiva canoni che per noi contemporanei possono sembrare altrettanto magici.

Oggi noi siamo abituati a calcolare tutto grazie agli strumenti: orologio per il tempo, barometro per la temperatura, bilancia per il peso, tachimetro per la velocità, calcolatrice per i conti, per giungere alle macchine più complesse, come i computer, che fanno praticamente tutto. Una volta, però, queste cose non c'erano e la gente si arrangiava con le sue sole forze, che consistevano nella gestione delle energie della terra e del cielo e nello studio delle costellazioni.

L’intero cosmo è immerso nell’energia vibrazionale e l’uomo, in quanto creatura cosmica, emette egli stesso energia vibrazionale. L’energia vibrazionale dunque è in relazione con tutto ciò che ci circonda ed è il primario canale di comunicazione interpersonale ed interoggettuale. L’uomo pertanto è in relazione cosmica vibrazionale con tutto ciò che lo circonda a prescindere che si tratti di persone o altri esseri viventi, cose materiali o immateriali.

Ciò i nostri avi lo sapevano, tanto che potevano relazionarsi con le cose usando le energie provenienti da essi stessi, messe in relazione con gli oggetti.

Ecco che, secondo tale teoria, il rapporto tra le vibrazioni umane e le vibrazioni degli oggetti poteva portare a spostarli a piacimento.

Queste sono solo teorie e ricostruzioni basate sulle poche testimonianze che abbiamo a disposizione. Ma ad oggi non c'è ancora alcuna certezza su chi, come o perché abbia costruito i Dolmen.


 

Menhir

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I. Cosa sono i Menhir - II. Quanti sono i Menhir -III. A cosa servivano i Menhir - IV. Composizione e tecniche di costruzione dei Menhir


 

Cosa sono i Menhir

I Menhir (dal bretone men = pietra e hir = lunga) sono blocchi di pietra grezza, di sezione rettangolare e di lunghezza variabile (da 80 cm a più di 5 metri) conficcati nel terreno che richiamano nella forma una colonna. 

I Menhir appartengono ad un'epoca successiva ai Dolmen e seguono un ordine prestabilito. Si dice che anch'essi seguissero le fasi astrali e la loro utilità era dettata dal fatto che la forma e la posizione fungesse da asta delle meridiane. 


 

Quanti sono i Menhir

In Salento ci sono circa 90 Menhir (prima molti di più, alcuni sono stati distrutti dall'uomo), dislocati in vari comuni: a Novoli, Lequile, Pisignano, Acaya, Zollino, Muro leccese, Minervino, Giurdignano, Palmariggi (dove un tempo c'erano, nei pressi del Santuario di Montevergine, alcuni Menhir collocati in modo circolare, poi distrutti negli anni '50), Cocumola, Arigliano e Martano, dove v'è un menhir alto quasi 5 metri.

menhir teofilo martano

Menhir del Teofilo, abitato di Martano

 

Le fonti ufficiali fanno riferimento a circa 70 Menhir, in realtà sono 90. Alcuni si trovano in abitazioni private, altri sono sperduti nelle campagne ed è molto difficile, anche per i conoscitori della civiltà megalitica, individuarli e raggiungerli. 

Noi de La Putea siamo stati tra i pochi a vedere il Menhir 4 macine, riaffiorato alla luce quasi casualmente dopo un secolo dalla sua "scomparsa".


  

A cosa servivano i Menhir

L'aspetto curioso è che nelle vicinanze dei Menhir non sorgono mai Dolmen, e viceversa.

Secondo le teorie più accreditate, i Menhir erano usati come segnali per la sepoltura, un po' come le lapidi di oggi. Tuttavia il fatto che essi hanno il lato meno smussato rivolto ad est e che sono posizionati a distanza dai Dolmen fa pensare che l'uso fosse tutt'altro che funerario.

Alcuni hanno visto nei Menhir un'esternazione del potere fallocentrico. In altre parole il menhir richiama la virilità, contrapposta al Dolmen che richiama la femminilità e dunque il culto della madre terra.

Ma anche questa teoria lascia il tempo che trova, visto che – anche se è dura ammetterla da parte del mondo maschile – una volta il vero potere decisionale apparteneva alle donne, considerate a tutti gli effetti i capi del nucleo sociale; sarà per questo motivo che le società primordiali si sono sviluppate così tanto e così in fretta...

Qualunque sia il ruolo dei Menhir, non può nascondersi che questi abbiano avuto una funzione di canalizzazione delle energie positive. Collocare a terra un Menhir equivaleva a praticare una sorta di agopuntura per trasformare le griglie vibratorie negative in energie positive, insomma, si trattava di una sorta di sanificazione del terreno in cui gli obelischi di pietra fungevano da trasmettitori che irradiavano energia positiva nella zona circostante, una funzione che anche oggi continuano ad avere. Gli antichi Romani non solo orientavano tutte le costruzioni in relazione ai reticoli - come del resto i Celti prima di loro - ma il tracciato delle loro strade, seguendo le indicazioni degli Auguri, evitava quando possibile luoghi ad energia negativa. Questo per ridurre l'affaticamento dei loro soldati in marcia.

Difatti la forma dei Menhir richiama l'immagine di una sorta di grosso ago e di antenna. La loro funzione, probabilmente, era quella di trasmettere da un punto all'altro della terra le energie provenienti dagli astri e dalla terra stessa, per dare la possibilità all'uomo di compiere opere che oggi riteniamo straordinarie e “magiche”.

 


 

Composizione e tecniche di costruzione dei Menhir

I Menhir salentini – dal punto di vista dei materiali – sono di due tipi: in pietra leccese, dunque in quella pietra tenera, facilmente lavorabile ma molto delicata, oppure in pietra viva, ossia in quella roccia dura che caratterizza la conformazione geofisica del territorio salentino.

Gli attuali Menhir in pietra leccese si sono conservati fino ad oggi perché gli antichi scoprirono che questa particolare pietra poteva conservarsi meglio se intinta nel latte intero, in quanto il grasso del latte entrava nei meandri della pietra e formava una patina in grado di preservarla dalle intemperie. Ecco perché oggi i Menhir si conservano in tutto il loro splendore da più di 5.000 anni...

I Menhir in pietra viva, invece, venivano costruiti estraendo dai paraggi la pietra, solitamente in blocco unico, in modo da ereggere il manufatto senza eccessive lavorazioni.


 

Specchie

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I. Cosa sono le Specchie - II. Tecniche di costruzione delle Specchie - III. A cosa servivano le Specchie


 

Cosa sono le Specchie

Il termine Specchia viene dal latino speculae, che vuol dire vedere. Furono costruite da popolazioni pre-messapiche, oggi si dice per difesa del territorio, in quanto fungevano da torri di vedetta; tuttavia alcune specchie fanno pensare che la propria funzione sia stata ben altra, ossia di carattere magico-religioso.

Specchia dei mori martano

Specchia dei Mori, agro di Martano


 

Tecniche di costruzione delle Specchie

La loro costruzione è abbastanza semplice, essendo realizzate come un accumulo apparentemente disordinato di pietre (difatti sono volgarmente dette anche cento pietre), solitamente pietre vive, che si trovano in abbondanza in qualsiasi parte del territorio salentino.

Strutturalmente hanno una forma conica, con base circolare ed una altezza massima di 10 m. Si possono ritrovare ad Alliste, Racale, Supersano, Martano, Cavallino, San Donato e Nardò.

Una delle specchie più grandi del Salento – la vedete in foto – è la Specchia dei Mori, sita in agro di Martano.


 

A cosa servivano le Specchie

Oltre ad avere una funzione difensiva e magico-rituale, quest'accumulo di pietre poteva servire come sepolcro per l'inumazione. Il Salento è un territorio ricolmo di pietre e queste, nella loro sacralità, erano possibilmente utilizzate, dunque, a scopi funerari.

Le Specchie di San Donato di Lecce, per la loro caratteristica, ci possono far meglio intuire che esse non siano state utilizzate solo per la difesa del territorio.  

In primo luogo perché insieme formano un disegno circolare. Ciò è curioso, in quanto ci fanno immaginare che le persone si ponevano lì sopra per guardarsi in modo circolare, ossia paritario, come in una sorta di ritrovo in cui tutti potevano guardarsi a vicenda (richiama il simbolismo della ronda o la leggenda della tavola rotonda di Re Artù).

Del resto è scontato che quando un gruppo di persone si ritrovano si posizionano quasi inconsapevolmente in modo circolare. Lo avete mai notato? E avete mai notato che quest'usanza (primordiale) è tipica dei popoli europei e in particolar modo mediterranei? La prossima volta che andate in ascensore fate caso al fatto che spontaneamente vi posizionerete in modo circolare e se vi capita di fare un giro negli Stati Uniti (o se vi capita di guardare un film americano) notate come invece gli statunitensi si posizionano negli ascensori in file parallele, ossia dando le spalle agli altri. Sono usanze che hanno un'origine storica ben precisa. Quella europea è di origine tendenzialmente neolitica e magnogreca, mentre l'origine statunitense, come ben sapete, è più recente. Noi europei siamo figli di una struttura democratica insita nella nostra indole, che però nel corso del tempo ha subito i colpi di vicende storiche che ne hanno diminuito la portata. Ma il nostro passato è questo e le nostre abitudini ne sono la testimonianza più palese.

In secondo luogo perché le Specchie sono posizionate in una zona pianeggiante, mentre nei pressi vi sono diverse alture che sicuramente avrebbero favorito una visuale migliore. 

Ancora perché le pietre scelte sono tutte dello stesso tipo, quindi se i costruttori avessero voluto realizzare le specchie solo per vedere lontano, di certo le avrebbero ammucchiate senza selezionarle.

Dunque è probabile che le specchie abbiano avuto molteplici funzioni: magico-religiosa, politica e funeraria. 

Piccola curiosità: il paese di Specchia, situato nel sud Salento, tesoro dell'umanità dell'UNESCO, uno dei borghi più belli d'Italia, sembra prendere il nome dalle costruzioni di vedetta in quanto è situato su una collina, quasi fosse una guardia a difesa del territorio. Difatti si racconta che le scorribande saracene non fossero mai arrivate fin li. E Specchia, tutt'oggi, dall'alto domina il Salento, come una vedetta a guardia della sua inviolabilità.


 

Bethel

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Beth-El, in ebraico, vuol dire casa di Dio. Ecco perché il posto dove è nato Gesù Cristo si chiama Betlemme.

Si racconta che Giacobbe partì da Beer-Sceba per raggiungere Haran quando ad un certo punto raggiunse una città, chiamata Luz e lì, stanco per il viaggio, si stese per dormire, ponendo come cuscino un sasso trovato lì vicino. Nel sonno gli apparve Dio che gli disse: la terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza” e fu così che al suo risveglio, Giacobbe benedì il sasso ove riposò e ribattezzò quella terra Bethel, in onore di Dio.

Dunque i Bethel sono rocce dense di sacralità.

Al di là della storia di Giacobbe, che ne spiega il nome, i Bethel possono essere annoverati tra quelli che si possono definire pietre archetipiche, ossia quei simboli di carattere religioso innati nell'uomo, in altre parole senza tempo, senza appartenenza (sia essa cristiana, paleocristiana, mussulmana, pagana, ecc.) che caratterizzano il rapporto tra l'uomo e la divinità, qualunque essa sia.

Difatti le pietre non sono altro che i primi simboli del rapporto tra l'uomo e la natura, tra esso e la sua primordiale idea di religiosità.

Sotto questo punto di vista i Bethel sono pietre simboliche, ritrovi dello spirito, presso cui le primitive comunità si radunavano per interrogarsi e interrogare, per dar vita a rituali religiosi che per noi possono risultare ancestrali e anacronistici, ma che richiamano alla mente le nostre emozioni più primordiali, il nostro attaccamento alla terra e al cielo, il nostro collegamento tra umanità e divinità.

 


 

Il Bosco dei Fanciulli e delle Ninfe

Il bosco dei fanciulli e delle ninfe, nel territorio di Giuggianello, Minervino e Palmariggi, è uno dei parchi più suggestivi del Salento. Secondo la leggenda, Eracle, sbarcato sulle coste salentine, scagliò contro i terribili Giganti che abitavano il luogo, alcuni macigni strappati alla scogliera (probabilmente la leggenda si ricollega alla gigantomachia, l'epica battaglia tra Dei e Giganti).

Attraverso i collegamenti tra le varie mitologie, è possibile ipotizzare che la storia si riferisca alla presenza in Salento del mitologico popolo dei Túatha Dé Danann, che abitarono l'Irlanda prima dei Celti e che girarono il Mondo, soggiornando per lungo tempo in Salento e lasciando i Dolmen come testimonianza del proprio passaggio. Magari una delle tante battaglie tra Eracle e i Giganti fu proprio questa, che vide come scenario di guerra il Bosco dei fanciulli e delle Ninfe. 

Infatti  qui sorgono giganteschi massi, tra cui spicca il Masso d'Ercole, anche detto "Masso della Vecchia".

bosco fanciulli1

Già perché altre leggende raccontano che lì dormiva una strega, la quale aveva il potere di trasformare in pietra chiunque non riuscisse a rispondere alle sue domande, mentre a chi rispondeva correttamente donava un gallina con sette pulcini d’oro.

Il luogo deve il nome alla mitologica presenza, sul posto, di ninfe e fanciulli, orchi malvagi e fate buone, tesori ricchissimi e magiche forze benefiche. Le storie spaziano tra il neolitico e l'alto medioevo.

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Sta di fatto che alcuni massi, lavorati dalla mano dell'uomo, hanno dato vita a leggende fantasiose, come quella per cui intorno al masso che vedete in foto, e che richiama una donna con un bimbo in grembo, si svolgevano matrimoni e riti di fertilità. Stiamo parlando del Neolitico e delle usanze dei Messapi.

bosco fanciulli2

L'aura di unicità del luogo e le sue mitologiche energie benefiche sono lo scenario perfetto per la presenza di diversi Megaliti.

megaliti

Tra cui il Dolmen Stabile, uno dei Dolmen più belli e suggestivi del Mondo. 

Inoltre nei pressi sorgeva il Menhir Quattro Macine (il nome è dovuto alla denominazione del luogo e alla presenza di un'antichissima masseria, probabilmente di epoca bizantina), ritrovato nel 2012, dopo un secolo di ricerche, la cui storia è ricostruita in questo video.

Passeggiare nel bosco dei fanciulli e delle ninfe significa fare un salto nel passato e sentire davvero le energie benefiche che quel territorio, ricco di megaliti, emana. 

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