Un piccolo lembo di terra, ma con tante peculiarità. Questo è il Salento. Vediamo insieme quali sono, immaginando di percorrere l'antica via sallentina che ai tempi dei Messapi collegava Taras (Taranto) a Leuka (Leuca), passando per Neriton (Nardò), Alytia (Alezio) e Aoxenton (Ugento), dandoci la possibilità così di conoscere la costa Jonica; percorriamo poi la via idruntina, che collegava Brention (Brindisi) a Odra (Otranto), passando per Lykiae (Lecce) e Sybar (Cavallino), permettendoci di conoscere la costa Adriatica.
Salento, Terra del sale. Messapia, Terra tra due mari.
CAPITOLI
I. Lo Jonio
I.1. L'isola dei conigli di Porto Cesareo
I.2. L'isola della Fanciulla di Torre Pali
II. L'Adriatico
II.1. Le due sorelle di Torre dell'Orso
II.2. Otranto
II.3. Otranto e San Pietro
Lo Jonio regala una vista incantevole in ogni suo tratto di costa, per lo più sabbiosa, che a tratti sembra uno scorcio da cartolina, tanto che una spiaggia della marina di Pescoluse, nel basso Salento, è chiamata le maldive, proprio per la sua somiglianza con le celebri isole, mentre una ridente località, diversi chilometri più a Nord, Porto Cesareo, ricorda un po' le spiagge esotiche.

Piccolo scorcio della spiaggia Le maldive, Marina di Pescoluse

Vista del mare di Porto Cesareo, con sullo sfondo Torre Lapillo
Ma non mancano splendidi tratti rocciosi, soprattutto nella zona di Nardò, ove sorgono le splendide località di Santa Caterina e Santa Maria al Bagno, che regalano ai visitatori un panorama cangiante a seconda del clima e dell'orario, sempre affascinante.

Oltre a regalare splendidi panorami naturalistici, lo Jonio conserva numerose storie e leggende. Eccone due.
Isola dei conigli di Porto Cesareo
Secondo la leggenda, questa era un porto importante per i Fenici (XXI secolo a.C.), tanto che qui sono stati ritrovati numerosi pezzi di anfore e un bellissimo anello inciso, appartenenti a detto popolo; si racconta che quest'anello apparteneva ad una donna fenicia che quando vide la bellezza delle coste cesarine, tanto fu la gioia, che gettò in mare l'anello per augurare al popolo pace e prosperità.
Addirittura è stata rinvenuta, tra le rocce dell'isola, una tomba e persino uno scheletro, di datazione incerta ma risalenti almeno al periodo pre-romanico.
L'Isola dei conigli è chiamata ufficialmente Isola grande, ma è stata ribattezzata Isola dei conigli dalla gente del posto proprio perché nei decenni passati si usava allevare conigli e altro bestiame allo stato brado per favorire il sostentamento delle famiglie del posto. Difatti l'Isola, lunga 2,5 km e larga 400 mt, è ricca di vegetazione e rappresenta un ambiente favorevole per la vita animale. Oggi i conigli non ci sono più, ma il nome è rimasto, tanto che nessuno la chiama più Isola grande.

Particolare di Porto Cesareo al tramonto
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Veduta dall'alto dell'Isola dei conigli e della città
Si trova nella marina di Torre Pali.

La leggenda vuole che durante un’incursione i saraceni fecero prigioniera una fanciulla, con l’intenzione di rivenderla come schiava. Ma costei, molto devota e con uno spirito fiero, si oppose fortemente ai saraceni. Nonostante la sua inferiore forza fisica rispetto ai giovani pirati saraceni, tentò più volte di fuggire, sfidandoli aperamente sia in forza che in astuzia.
Neanche la promessa di aver salva la vita in cambio della sua conversione alla fede musulmana avrebbe fatto breccia nel cuore della ragazza che alla fine verrà barbaramente uccisa ed abbandonata in mare.
Il suo corpo sarebbe stato ritrovato nei giorni successivi dai pescatori proprio in prossimità dell’isolotto che da allora viene chiamato, in suo onore, Isola della Fanciulla.
E' molto diverso dallo Jonio, se quest'ultimo ha spiagge tendenzialmente sabbiose, l'Adriatico è prevalentemente roccioso: le sue scogliere offrono uno scenario che lascia il visitatore a bocca aperta. Anche l'Adriatico ha molte storie da raccontare.
Le due sorelle di torre dell'Orso
Si tratta di due grandi scogli molto simili e vicini.

Si chiamano sorelle proprio perché su di esse campeggia una leggenda secondo la quale un giorno due sorelle, tornate dalla campagna, decisero di andare al mare per trovare refrigerio dalla forte calura estiva. Una delle due si sporse troppo dalla scogliera e perse l'equilibrio a causa di una folata di vento. Cadde in mare e venne trascinata al largo dalle onde.
Udite le grida, la sorella si gettò in mare per salvarla, ma anche lei non riuscì a resistere alla forza delle onde, tanto che affogarono entrambe.
Un pescatore che si trovava nei paraggi accorse alle grida d'aiuto e si affacciò sul mare per cercare di soccorrere le due fanciulle, ma quando vi giunse non riuscì più a trovarle. Improvvisamente vide sorgere dalle acque due grandi scogli. E da allora i due scogli che vedete in foto sono chiamati le due sorelle.
Il paesaggio intorno ad Otranto assume un aspetto sobrio e quasi elegante.

Otranto come mescolanza, crocevia di ogni ragione e di ogni mistero; chiesa per le preghiere di ogni religione; porto di tutte le bestemmie in ogni lingua. Otranto magnifico, religiosissimo bordello. Culla delle storie estromesse. Lutto oltremare. In Otranto ci si trova immersi in qualcosa che mai ebbe un inizio: un’etnia spostata a una vita immaginaria. Così la definiva Carmelo Bene, il celebre poeta e drammaturgo salentino, dove ha vissuto per molti anni.
La leggenda narra che San Pietro abbia scelto proprio Otranto per predicare il Vangelo di Cristo ai popoli dell'Occidente.
Secondo la leggenda, nell’anno 46 d.C. si celebrava una festività pagana in cui la gente usava saltare sopra dei fuochi accesi per tutta la città. Uno di questi però provocò un incendio in un edificio e le fiamme, con l’aiuto del vento, si propagarono ai palazzi adiacenti, fino ad incendiare tutto il centro del paese. La festa si trasformò in tragedia. La gente scappava in ogni dove e per le strade si udivano i vagiti dei neonati, le strida delle donne, il lamento dei vecchi e dei malati, i versi degli animali spaventati dal fuoco.
Ad un certo punto qualcuno vide spuntare dal porto un vecchio dal viso luminoso e con la testa calva che procedeva a passo sicuro verso l'incendio. Molti lo seguirono e giunto nel punto in cui l’incendio mostrava la sua più forte intensità, alzò le mani al cielo e con tono imperioso ordinò al fuoco di fermarsi. L’incendio cessò e la popolazione, assistendo al miracolo, urlò di gioia inneggiando al nome di Giove ed altre divinità. Il vecchio a tali acclamazioni rispose: non sono un Iddio dei falsi e dei bugiardi che voi adorate, o miei figli, ma bensì un semplice mortale, servo e seguace dell’unico e vero Dio che discese sulla terra a vestirsi delle nostre miserie, e a patire tali travagli, a petto dei quali ogni altra pensa è nulla. In nome di questo Dio ho in oggi io umile suo servo, e indegno peccatore comandato al fuoco ed operata la vostra salvezza. Possa Egli estendere la sua misericordia fino alle anime vostre, ed improntarle al suggello di Gesù Cristo. Uno della folla gli chiese chi fosse. Il vecchio rispose che veniva dalla Giudea e fu pescatore sino a quando Gesù lo chiamò dicendogli “vieni voglio farti pescatore di uomini”, e lui lo seguì. Gli otrantini essendo pagani non sapevano chi fosse Gesù e così Pietro parlò a quella gente della venuta, della Passione e della Resurrezione del Cristo. Parlò fino a notte fonda, fino a quando furono tutti convertiti. La popolazione chiese allora di essere battezzata e così fu fatto il mattino seguente. Da allora Otranto divenne una città in cui i miti pagani iniziarono pian piano a fondersi con quelli cristiani, dando origine ad una cultura eterogenea, sempre in bilico tra cristianità e paganesimo.